Protocollo migranti Albania – Italia: si attendono le conclusioni dell’UE dopo il dibattito sul ricorso di due richiedenti asilo
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Dibattito UE sul protocollo Albania-Italia (befunky) - adginforma.it
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Decisioni finali dall’Unione Europea in pausa sul tema degli immigrati Albania-Italia dopo la discussione sul ricorso di richiesta d’asilo.
Pochi giorni fa si è svolto il primo dibattito riguardante il caso del ricorso dei due richiedenti asilo contro il protocollo Albania-Italia.
Si è trattata di una discussione piuttosto animata avvenuta durante il corso della prima udienza presso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel Lussemburgo.
Al centro delle discussioni ci sono stati due temi fondamentali, vale a dire la designazione di Paese sicuro in cui rifugiarsi e l’applicazione della procedura accelerata per l’esame della richiesta di asilo.
Durante il dibattito, chi ha dato voce ai diretti interessati sono stai gli avvocati difensori sottolineando e ricordando la definizione di Paese sicuro.
Paese sicuro per i richiedenti asilo
Il riferimento più citato per discutere di Paese sicuro durante il primo dibattito presso la Corte di Giustizia UE è stata la sentenza del 4 ottobre 2024 nella causa C-406/22. Questa sentenza ha messo in evidenza l’importanza di valutare nel modo più corretto e completo possibile le procedure di protezione internazionale, compresa la designazione di un Paese terzo come sicuro.
Stando a quanto affermato dall’avvocata Sonia Angilletta: “L’unico strumento idoneo a garantire la certezza del diritto è quello di limitare la designazione di un Paese di origine sicuro ai casi in cui le condizioni previste dall’Allegato 1 della Direttiva siano soddisfatte per tutto il territorio dello Stato e per tutte le categorie di persone presenti”. L’Allegato 1 definisce Paese sicuro un luogo privo di persecuzioni (definite nell’Articolo 9 della direttiva 2011/95), torture di qualsiasi tipo e conflitti armati interni o internazionali.
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L’attesa della decisione finale
Flavia Tomat, avvocata della Commissione europea, ha sottolineato che la Direttiva 2013/32 lascia un minimo di margine di valutazione agli Stati membri, sempre che questi ultimi rispettino le condizioni stabilite dall’Allegato 1. La Commissione ha riconosciuto che la Direttiva potrebbe prevedere delle eccezioni per alcune determinate categorie di persone in materia di persecuzioni.
L’avvocata ha dichiarato: “Quello che conta è che tali categorie siano chiaramente identificate e che il diritto a un ricorso effettivo venga garantito. Gli Stati membri devono garantire che le eccezioni previste coprano adeguatamente questi gruppi vulnerabili”. L’opinione e la decisione finale dell’avvocato generale della Corte dell’Unione Europea, Richard de la Tour, ci sarà il 10 aprile. Dato che si tratta di una procedura accelerata, la sentenza dovrebbe arrivare prima dell’estate.